mercoledì, 13 febbraio 08 19:28
Gamma knife e casco stereotassico

Eccolo qui il famigerato e tanto temuto "casco stereotassico", la conclusione dei miei problemi, la fine di un iter, la chiusura del cerchio... o almeno io credevo fosse così e invece ogni sei mesi dovrò sottopormi a controlli sia oculistici che a risonanze magnetiche!
Ma cominciamo dall'inizio: come ho già scritto, ad agosto sono stata operata alla testa per un meningioma del seno cavernoso, l'operazione va bene ma il meningioma non si può asportare completamente perchè ingloba carotide e nervi cranici, per cui il 19 gennaio mi reco al San Raffaele a Milano per effettuare un trattamento di radiochirurgia stereotassica.
visto dall'esterno l'ospedale è bellissimo, moderno, pieno di fontane, negozi, vialett e panchine. Il reparto è un'altra cosa, mobili di legno vecchio e scrostato, bagni con le tavolette rotte, assistenza infermieristica quasi inesistente. Beh, se chiami le infermiere vengono, ma non c'è confronto con l'umanita , la serenità, l'altruismo e la dedizione delle infermiere del reparto di neurochirurgia di Careggi dove sono stata operata.
Per fortuna nella sezione Gamma Knife sono invece tutti molto gentili e attenti alle persone e alle loro paure, ti parlano, ti spiegano e cercano di farti affrontare la cosa nel miglior modo possibile.
Insomma, la mattina alle sette, dopo uno shampoo disinfettante, vengono a prendermi, mi fanno sedere su una sedia a rotelle e mi portano giù, al secondo piano sotto terra, nel reparto di Gamma Knife. Siamo in tre, io, un signore e un'altra signora, tutti e tre molto impauriti, abbiamo passato la notte quasi in bianco e non abbiamo idea di cosa ci dovrà succedere perchè nei due giorni precedenti passati in ospedale non abbiamo visto nessuno con il casco in testa. Ci portano in una saletta e ci mettono un ago in vena e poi, uno alla volta, ci misurano la testa. Ci portano fuori in sala d'attesa e il signore viene portato in un'altra sala....arrivano strani rumori, come di un trapano da muro e dopo nemmeno 10 minuti il signore viene spinto fuori con in testa il casco e con un'espressione che invita a fuggire. Non faccio a tempo a pensare nè a chiedere niente che subito l'infermiera mi spinge dentro la sala, una specie di sala operatoria ma piena di cacciaviti e oggetti strani.. Io sono terrorizzata e lo dico chiaramente e l'infermiera, gentilissima, mi rassicura dicendomi di non preoccuparmi, che è una cosa veloce e contemporaneamente mi inietta qualcosa dall'ago che ho in vena. Mi sento un pò meglio, spero di addormentarmi e invece niente, sono solo più calma. Dalla sedia a rotelle passo su un mezzo lettino molto alto, i due dottori mi fanno appoggiare bene la schiena, parlottano un attimo su dove posizionare le viti senza comprimere lo sportellino osseo (cioè l'apertura che mi hanno fatto nella fronte quando sono stata operata) e insieme cominciano con l'anestesia locale.
Non capisco quante punture mi fanno per ogni vite che devono inserire, so solo che mi sento come se un cane mi strappasse la carne a brandelli, un dolore intenso ma che per fortuna dura poco. Cerco di tenere gli occhi chiusi per non vedere cosa fanno, ma è più forte di me, apro gli occhi e vedo il dottore davanti a me con in mano il supporto da avvitare alla fronte e subito capisco che anche il medico che ho alle spalle sta facendo la stessa cosa... cominciano ad avvitare con un cacciavite, velocemente, molto velocemente. Nonostante le anestesie sento forare, è più una sensazione uditiva che fisica e quando poi cominciano a stringere è come se la testa venga stretta in una morsa e come se avessi il polistirolo dentro, senti dentro una sensazione come quando il gesso stride sulla lavagna e la testa diventa pesante e compressa. Finisce tutto in pochi minuti, mi fanno scendere dal lettino e mi aiutano a sedermi sulla sedia a rotelle. Sono fuori, di nuovo in sala d'attesa, adesso tocca alla signora. Mi dicono che devo aspettare un pò e io, esausta, mi addormento, forse anche a causa della anestesie locali, con la testa che mi ciondola sul petto. Dopo quasi un'ora finalmente mi portano a fare la risonanza magnetica. Non è facile appoggiare la testa sul cuscino, la barra che ho intorno al viso viene inserita credo in una specie di scanalatura, l'infermiera esce e il lettino entra nella macchina. La risonanza dura circa un'ora ma io dormicchio e il dolore alla testa è ancora sopportabile. Finalmente sono di nuovo in sala d'attesa, Roberto è con me, ha l'espressione abbastanza impaurita ma cerca di non farmelo vedere. Le infermiere sono gentilissime e siccome ci vorrà ancora del tempo per elaborare i dati, prendere le coordinate e decidere i tempi di applicazione della terapia mi offrono un the e Roberto mi porge una briosce visto che sono digiuna dalla sera precedente. Non lo avrei mai creduto ma sono riuscita a mangiare. Intanto il signore ha finito il suo trattamento e portano dentro la signora che credevo lo facesse dopo di me. Mi dicono invece che il suo è più veloce e quindi la spingono dentro mentre l'uomo entra di nuovo nella sala dei cacciaviti e dopo un pò esce senza casco e lo portano in reparto. Finalmente tocca a me sono quasi le 14, l'infermiera mi comunica che il mio trattamento durerà 108 minuti! La testa ha cominciato a farmi male e l'dea di stare quasi due ore dentro una macchina, immobile, sveglia, con i chiodi che ho sulla nuca che premono mi provoca un attacco di panico. Chiedo che mi facciano dormire ma l'infermiera mi dice che può darmi un calmante ma che non può farmi dormire per tutto il tempo perchè mi farebbe male alle vie respiratorie, così mi inietta in vena non so cosa e di nuovo mi aiuta ad incastrare la testa in una scanalatura, mi mette un bel cuscino sotto le ginocchia ed esce dalla stanza. La porta si chiude ermeticamente e il lettino scivola dentro il macchinario. Una voce gentile mi chiede se voglio un pò di musica e mi fa sentire un cd di musica classica, dolcissima. Accetto e il trattamento inizia, non sento niente a parte la musica, la cosa è indolore, se non fosse per i chiodi nella nuca starei quasi comoda, mi appisolo. Una voce mi avverte: "Mancano 47 minuti" Oddio speravo tanto che fosse finito e invece da quel momento non dormo più, mi metto a contare i secondi ma non ci riesco, penso che ormai ci siamo, il cd è ricominciato da capo almeno due volte e il tempo non passa.... "ancora 9 minuti" mi dice la voce e io di nuovo cerco di contare, conto fino a sessanta e cerco di tenere il conto con le dita dei minuti che conto. Difficilissimo! Finalmente un clic, il lettino scivola in avanti e la porta si apre ed entra l'infermiera gentile: "Per oggi abbiamo finito, ti veniamo a prendere domani mattina per il secondo trattamento". Mi fanno sedere sulla sedia a rotelle e assieme a Roberto, che è rimasto per tutto il tempo ad aspettarmi, mi portano nella mia camera. Gli altri due sono già senza casco e il giorno dopo se ne vanno, solo io devo tenermi sto coso in testa per tre giorni. Stare distesi è quasi impossibile, i ferri spingono i chiodi e la testa fa male. Così scendo con Roby a fumare una sigaretta e poi ci sediamo in attesa della cena visto che il pranzo l'ho saltato. Mangiare è molto diffcile, non mi trovo la bocca, Roberto mi imbocca visto che mi hanno portato una brodaglia che chiamano minestra, ma è difficle lo stesso perchè il cucchiaio ogni tanto di incastra tra i ferri e le labbra e rischio di tagliarmele. Come farò a dormire??? Giù in Gamma Knife mi hanno dato un rettangolo di gommapiuma fatto come i contenitori delle uova e mi hanno consigliato di appoggiarmi di fiancoavvolgendo la barra che ho intorno al viso. Provo ma non riesco a dormire e chiedo un antidolorifico. Mi mettono una flebo e finalmente riesco a dormire un pò, forse tre o quattro ore...per fortuna il tempo passa e arriva la mattina. Roberto è già da me alle 7 e 30 con un bel cornetto e così mi aiuta a fare colazione e ci andiamo a fumare una sigaretta. Chiacchieriamo e cerchiamo di restare dalle parti del reparto perchè verso mezzogiorno devo fare il secondo trattamento. Decidiamo che preferiamo aspettare in Gamma Knife e ce ne andiamo giù, avvertendo l'infermiere del reparo che siamo già sul posto. Verso l'uno mi rinfilano nella macchina, l'infermiera mi chiede se voglio cambiare musica ma che di classico hanno solo quello del giorno prima che io accetto volentieri, mi inietta la solita dose di tranquillante in vena e la prima ora me la dormo tranquillamente. La secona invece è più fastidiosa del giorno prima perchè non ci sono più le anestesie locali che bene o male mi tenevano la testa intorpidita, ma anche stavolta il trattamento finisce e mi riportano in camera. E così anche il terzo giorno, a parte un ritardo di due ore per un paziente disabile che hanno dovuto farmi passare avanti. Oh, penso che finalmente mi toglieranno il casco....... se sapevo che toglierlo fosse così doloroso avrei chiesto di portarmelo a casa! I due medici si mettoo uno davanti e uno dietro di me e cominciano a svitare le viti il più velocemente possibile ma, come la pressione comincia ad allentarsi, è come un'esplosione, mi sembra che la testa scoppi e che tutto quello che c'è dentro scappi fuori da tutti i buchi, dagli occhi, dal naso, dalle orecchie, un dolore terribile e mi metto ad urlare. Anche questo però durà pochissimo e finalmente la mia testa è libera e mi metto a piangere dalla tensione e dal sollievo.
Chiuso, finito, dovrò tornare per i controlli ogni sei mesi ma spero di non dover più affrontare questa esperienza, sinceramente nonostante le nove ore del'intervento e la pericolosità preferirei un nuovo intervento a questa tortura di tipo medievale.



