Beh! Ridiamo un pò!
Sherlock Holmes
- Watson, guarda il cielo e dimmi cosa vedi!
Watson replica:
- Vedo milioni di stelle...
Holmes:
- E ciò, cosa ti induce a pensare?
Watson pensa per qualche minuto:
- Dal punto di vista astronomico, ciò mi dice che ci sono milioni di galassie e, potenzialmente, miliardi di pianeti. Dal punto di vista astrologico, osservo che Saturno è nella costellazione del Leone. Dal punto di vista temporale, deduco che sono circa le 3 e un quarto. Dal punto di vista teologico, posso vedere che Dio è potenza e noi siamo solo degli esseri piccoli ed insignificanti. Dal punto di vista metereologico, presumo domani sia una bella giornata. Invece tu cosa ne deduci?
- Watson, ma vaffanculo...qualcuno si è fregato la tenda!!!
Corso di fotografia digitale tratto da 3Megapixel.it
Funzioni automatiche e comandi manuali
parte prima
Tutte le fotocamere digitali sono completamente automatiche in modo da poter inquadrare e scattare senza occuparsi delle regolazioni. Questi sistemi automatici sono utilissimi nella maggior parte delle situazioni ed anche i professionisti li usano molto. Tuttavia, per ottenere immagini meno standardizzate e più creative occorre poter utilizzare i controlli manuali. In questa lezione vedremo come escludere le impostazioni automatiche e quali risultati possiamo attenderci.
Regolazioni automatiche
Le fotocamere hanno molti automatismi incorporati, fra i quali:
L'autoesposizione calcola la corretta esposizione per la scena da riprendere.
Il fuoco automatico mette a fuoco il soggetto inquadrato.
Il bilanciamento del bianco regola i colori in funzione del tipo di sorgente luminosa.
Il flash interviene automaticamente se l'illuminazione non è sufficiente.
L'avanzamento automatico prepara la camera per la prossima foto.
La maggior parte di coloro che scattano fotografie non sentono mai il bisogno di andare oltre la semplice ripresa automatica, però per avere davvero il controllo delle immagini, occorre talvolta passare all'altra sponda. Solo così e possibile dare libero sfogo alla propria creatività.
Autoesposizione
L'esposizione, la quantità di luce che raggiunge il sensore, determina quanto chiara o scura sarà la fotografia. Se troppa luce colpisce il sensore, la fotografia sarà sovraesposta, slavata, sbiadita. Troppo poca luce produce una foto sottoesposta, scura e con poco dettaglio.
La quantità di luce viene controllata o dall'apertura del diaframma (varia il diametro del foro attraverso il quale la luce entra) o dalla velocità di scatto dell'otturatore (per quanto tempo il diaframma rimane aperto). Con l'esposizione automatica la fotocamera sceglie per noi una o ambedue queste regolazioni. Molte camere digitali hanno solo l'esposizione automatica, ma quelle di gamma medio/alta permettono anche di scegliere i comandi manuali.
Le macchine completamente automatiche agiscono sia sull'apertura che sulla velocità.
Il comando manuale a priorità di apertura permette di selezionare l'apertura (per determinare la profondità di campo) e la camera seleziona in conseguenza la velocità più adatta.
Il comando manuale a priorità di otturatore permette di scegliere la velocità dello scatto (in caso di soggetti in movimento) mentre la camera sceglierà la migliore apertura di diaframma per una buona esposizione.
Come funziona l'autoesposizione
Per misurare la luce riflessa dalla scena, la fotocamera usa una fotocellula. Il grado di esposizione operato in automatico dipende in massima parte da quale area della scena viene valutata. La maggior parte delle camere leggono l'intera area ma danno maggiore importanza alla parte bassa, perché un cielo luminoso potrebbe causare una sottoesposizione del resto della scena. Naturalmente la maggior enfasi viene data al centro dell'immagine presumendo che quella sia l'area di maggior interesse.
Alcune camere consentono di selezionare una particolare modalità per cui viene misurata solo la luminosità del centro della scena, tutto il resto viene ignorato.
L'autoesposizione può essere usata meglio se si cerca di capire come la camera "pensa." Tutti i sistemi di misura sono calibrati presumendo che quasi sempre nella scena vi sono alcune ombre scure, molti toni di grigio, ed alcune zone luminose, e che la media di tutti questi toni corrisponde ad un valore di brillantezza che chiameremo grigio-medio. Quando il sistema di misura valuta la luminosità di una scena, viene calcolata una esposizione che riprodurrà esattamente quel grigio-medio.
La compensazione dell'esposizione
Se si fotografano un muro bianco, un muro grigio, ed un muro nero, la camera li farà apparire in tre tonalità di grigio nelle fotografie. Per farli apparire nelle immagini nei loro veri colori si usa la compensazione dell'esposizione.
Il comando manuale più comunemente usato è proprio la compensazione dell'esposizione. Questo comando permette di selezionare valori come +2, +1, -1, e -2 per rispettivamente aumentare o diminuire l'esposizione. Variare questi parametri è essenziale in ambienti dove l'esposizione automatica viene confusa, per esempio in scene in controluce o scene con sabbia o neve. I sistemi di autoregolazione, per quanto buoni, tendono a rendere le scene luminose troppo scure e le scene scure troppo chiare. Con la compensazione dell'esposizione è possibile schiarire o scurire una immagine e farla apparire nel modo desiderato.
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L'esposizione automatica avrebbe reso una scena nella nebbia troppo scura. Per renderla più realistica è stata usata la compensazione dell'esposizione. |
Sapere quando schiarire o scurire una scena richiede una certa esperienza. Alcune fotocamere digitali facilitano le cose permettendo di agire sul comando manuale e facendo vedere sul monitor la scena come verrà riprodotta. Altre dispongono di un comando che riprende in automatico una serie di foto della scena con diverse regolazioni di esposizione (autoexposure bracketing - AEB) per consentire la scelta dell'immagine migliore.
Tutto questo permette a chiunque di ottenere con facilità ottimi risultati. Il fotografo appassionato (o incallito) però, non ama molto le cose "troppo facili" che tolgono alla fotografia un po' del suo fascino, che la rendono più arida e tecnica, riducendo la componente creativa.
Regolazione dell'esposizione
Anche se la compensazione dell'esposizione permette di intervenire con regolazioni manuali, la camera rimane sempre in modalità automatica. Per dare veramente sfogo alla propria creatività, occorre selezionare manualmente sia la velocità di scatto che l'apertura del diaframma. Con queste due regolazioni si riesce a controllare il modo in cui il soggetto in movimento e la profondità di campo vengono resi nelle immagini.
La velocità dell'otturatore
Con la scelta manuale della velocità di scatto si può decidere se un soggetto in movimento veloce apparirà nitido o confuso. Più alta è la velocità dell'azione, maggiore dovrebbe essere la velocità dell'otturatore per ottenere figure con contorni netti.
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L'alta velocità dell'otturatore riesce a fermare un colibrì in volo, mentre la sfocatura delle ali rende bene il loro movimento vorticoso. |
A bassa velocità significa si ottengono immagini confuse di azioni rapide, o si catturano scene in ambienti poco illuminati, preferibilmente usando un tripode per eliminare le sfocature causate dai movimenti della camera.
Apertura del diaframma
Con la regolazione dell'apertura si controlla la profondità di campo, l'area ad una certa distanza dall'obiettivo entro la quale le figure sono a fuoco. E' quindi possibile scegliere se avere uno sfondo sfocato o perfettamente a fuoco.
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Una piccola apertura produce una maggiore profondità di campo. |
Con una grande apertura si ottiene lo sfondo sfocato. |
Funzioni automatiche e comandi manuali
parte seconda
Istogrammi
Un istogramma è la rappresentazione grafica della distribuzione nell'immagine dei 256 possibili livelli di luminosità. Molte camere ora mostrano un istogramma che indica quali aree sono tanto sovraesposte da essere puro bianco, senza alcun dettaglio. In tal modo si può vedere subito se è stata scelta la migliore esposizione. L'istogramma, uguale a quelli che si vedono nei migliori programmi di fotoritocco, permette di valutare la distribuzione dei toni. Dato che i difetti di un'immagine possono essere diagnosticati osservando l'istogramma, è utile servirsene mentre si ha ancora la possibilità di rifare lo scatto.
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L'istogramma indica la distribuzione dei toni nell'immagine e permette una corretta diagnosi dell'esposizione. |
L'asse orizzontale rappresenta la gamma di luminosità da 0 a sinistra (ombra) a 255 (luce) a destra. Provate a immaginarlo come una linea suddivisa in 256 spazi su ognuno dei quali si sovrappongono i pixel dello stesso tono.
L'asse verticale rappresenta il numero di pixel che stanno sopra ognuno dei 256 valori di luminosità. Più alta è la zona nera sopra ogni spazio, più numerosi sono i pixel che vi sono a quel livello di luminosità.
Per valutare un istogramma si osserva la distribuzione dei pixel sui due assi. Una immagine che usa l'intera gamma dei toni avrà un ragionevole numero di pixel ad ogni livello di luminosità. Una immagine con poco contrasto presenterà i pixel raggruppati e una gamma di toni più ristretta. Vedi anche l'articolo di approfondimento sugli istogrammi.
Quando si mette a fuoco una scena, solo un piano ad una certa distanza dalla camera può essere perfettamente a fuoco, il piano di fuoco critico. Avvicinando o allontanando la camera da quel piano, gli oggetti diventano progressivamente meno a fuoco. Fino ad un certo punto essi sono "accettabilmente a fuoco" e non appaiono fuori fuoco, finché non si oltrepassa quel "certo punto". L'area davanti e dietro al piano di fuoco critico dove le cose appaiono accettabilmente a fuoco, si definisce "profondità di campo." Le fotocamere digitali sono dotate di tre tipi di fuoco: fisso, automatico o manuale.
Fuoco fisso
Le camere a fuoco fisso sono predisposte per mettere a fuoco le immagini entro una distanza specifica, diciamo all'incirca da 2 metri all'infinito, senza alcuna possibilità di variare questa impostazione. Ovviamente il fuoco fisso si trova solo nelle camere meno costose.
Fuoco automatico
L'autofocus di solito usa un punto al centro della scena per focalizzare automaticamente le lenti. Questo sistema va benissimo, a patto che se si voglia che il centro esatto della scena sia esattamente a fuoco. Se il soggetto principale non si trova al centro, diventa necessario accettare un compromesso.
Fuoco manuale
Con il fuoco regolabile, o manuale, è possibile scegliere quale parte della scena sarà esattamente a fuoco, ed usare l'apertura di diaframma per determinare eventuali sfocature in primo piano e/o allo sfondo.
Il fuoco manuale consente di mettere a fuoco la mano in primo piano. Una grande apertura provoca una profondità di campo breve, così lo sfondo è fuori fuoco.
Con un minimo spostamento del fuoco, la testa e lo sfondo sono più nitide, la mano sfocata.
Focalità
Alcune lenti sono progettate per lavorare a distanze minori di altre dal soggetto, cioè hanno una gamma di focalità più ampia. Più ci si avvicina al soggetto tenendolo a fuoco, più grande questo apparirà nell'immagine finale.
Area di fuoco mobile
Fino a non molto tempo fa le camere focalizzavano sempre il centro della scena, ora è stato introdotto un sistema con numerose aree a fuoco, o anche un'area mobile. Se le aree di fuoco sono più di una, la camera automaticamente selezionerà quella più vicina. Se l'area di fuoco è mobile, si sceglie manualmente dove posizionarla.
Bilanciamento del bianco
Non tutti i bianchi sono uguali, perché possono comprendere sfumature di altri colori. Anche un oggetto bianco puro cambia colore se viene illuminato da luci diverse. La luce solare è una luce chiara senza tonalità particolari in pieno giorno, ma all'alba ed al tramonto tutto assume una diversa sfumatura di colore. In una stanza illuminata da una lampada ad incandescenza, la luce assume una tonalità calda e arancione, mentre sotto la luce di una lampada fluorescente i colori tendono a varie sfumature di verde/grigio/azzurrino.
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Non tutta la luce ha lo stesso colore, e le immagini fotografiche avranno la tonalità della luce ambientale. |
Nella fotografia a pellicola, il film è bilanciato per un particolare tipo di illuminazione, e se si fotografa sotto altri tipi di luce, si usano filtri colorati applicati sopra l'obiettivo per compensare i colori. Nelle camere digitali i colori sono compensati variando il bilanciamento del bianco, che regola la brillantezza relativa delle componenti rosso, verde, e blu in modo che l'oggetto più luminoso appaia bianco. Aggiustare il bilanciamento sulla parte bianca della scena assicura che tutti gli altri colori siano registrati in modo più accurato.
Tutte le fotocamere digitali hanno la regolazione automatica del bilanciamento del bianco, alcune però permettono di intervenire manualmente. E' sufficiente puntare l'obiettivo verso una superficie bianca e premere il bottone del bilanciamento. Altre camere permettono una scelta di bilanciamento, per esempio adattandolo alla luce solare piena, tempo nuvoloso, lampada incandescente o fluorescente, e luce del flash.
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Con la luce solare (a sinistra) si ottengono colori neutri, senza particolari sfumature. Le lampade ad incandescenza (in basso a sinistra) producono immagini con una dominante giallo/arancione. I tubi fluorescenti (sotto) danno una dominante verde/azzurrognola. |
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Le modalità P/A/S/M
Molte fotocamere digitali compatte offrono la scelta fra diverse modalità di ripresa. Questo articolo cerca di chiarire l'uso e le funzioni delle modalità P/A/S/M.
La sigla significa: P = Program, A = Aperture Priority, S = Shutter Priority, M = Manual.
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Diversamente dalla modalità Auto, che affida ad un algoritmo la scelta dei parametri di ripresa, le modalità P/A/S/M lasciano al fotografo un certo controllo sul processo di cattura dell'immagine. Ognuna di queste modalità permette di esercitare un controllo su distinti organi e funzioni della camera. Modalità Programma (P) La modalità Programma è molto simile alla modalità Auto, tanto che alcuni costruttori usano i due termini in modo intercambiabile. Ambedue lasciano alla camera la scelta dell'apertura del diaframma e della velocità dellotturatore, però la modalità Programma permette di intervenire sul varie altre regolazioni come il bilanciamento del bianco, la compensazione dell'esposizione, misurazione spot, foto macro ecc. Per esempio, un'apertura f8 a 1/125 sec. produce un'immagine con una grande area a fuoco (grande profondità di campo) potendo anche bloccare un oggetto che si muove a velocità relativamente bassa, mentre un'apertura f2.8 ed un tempo di posa di 1/750 sec. provoca la sfocatura dello sfondo (bassa profondità di campo) ma riesce a catturare movimenti veloci.
Priorità di diaframma (A) Come dice il suo nome, questa modalità lascia la scelta del diaframma al fotografo, mentre la camera calcola il tempo di esposizione più adatto. Controllare l'apertura significa controllare la profondità di campo dell'immagine. Naturalmente, poiché l'apertura determina la quantità di luce che entra nella camera e raggiunge il sensore, occorre adattare la velocità dell'otturatore per ottenere la giusta esposizione per una data luminosità ambientale. Piccole aperture richiedono tempi lunghi, mentre grandi aperture richiedono alte velocità dell'otturatore.
Priorità di tempo di posa (S) La priorità del tempo di posa è l'esatto opposto della priorità di apertura, lasciandoci la scelta del tempo di posa mentre la camera calcola la corrispondente apertura del diaframma. In questo modo possiamo scegliere se bloccare un soggetto in movimento, o ottenere un soggetto sfocato con la scia. A seconda del tempo selezionato, l'immagine avrà una minore o maggiore profondità di campo in funzione dell'apertura adottata dalla camera. Lunghi tempi di posa, 5 secondi o più, di per sè non sono sempre adatti per la fotografia nutturna. Poiché per definizione la priorità dei tempi lascia alla camera la selezione della apertura, questa tenterà di ottenere un'esposizione normale. Risulterà quindi quasi impossibile catturare un'immagine più esposta del normale, come normalmente si cerca di ottenere nelle scene notturne.
Modalità Manuale (M) Modalità Manuale significa pieno controllo, scelta manuale sia dell'apertura che della velocità di scatto, guidati dal sistema automatico di misurazione della luminosità ambientale per poter avere una corretta esposizione. Mentre tutti gli altri parametri possono essere anche impostati manualmente, in Manualela compensazione dell'esposizione non è disponibile, lo stesso effetto può essere ottenuto con leggere variazioni dell'apertura o del tempo di esposizione. La modalità Manuale è particolarmente utile quando si usa un flash esterno perché viene assicurata la sincronizzazione, cioè si impostano tempi lunghi per assicurarsi che il diaframma sia aperto mentre il flash interviene.
Conclusione Comprendere bene la funzione e l'uso delle modalità P/A/S/M consente al fotografo quella flessibilità che non è permessa dalle modalità preimpostate, per quanto queste possano essere ben realizzate. Familiarizzarsi gradualmente con queste funzioni che scavalcano le impostazioni di default, garantisce risultati sempre migliori. Con la pratica frequente ed una comprensione più completa di come funziona una camera, le soddisfazioni non tarderanno a venire. |
Il Flash Automatico
Il flash ne ha fatta di strada dal 19° secolo, quando i fotografi dovevano accendere della polvere da sparo sopra un vassoio per illuminare la scena. I flash automatici in dotazione alle fotocamere digitali usano un tubo elettronico che emette un breve, intenso fascio luminoso. Questa sorgente di luce è accoppiato ad un sofisticato meccanismo di misurazione della luce e controllo dell'esposizione.
L'intero sistema permette di scattare fotografie quando la luce ambientale è insufficiente, o ridurre i contrasti nelle giornate di sole. E' talmente comodo e facile da usare che spesso non siamo consapevoli della sua presenza. Vediamo questi flash in dettaglio, ed alcune alternative che danno risultati ancora migliori.
Portata del flash
La potenza del flash determina la sua portata utile. I soggetti entro questa portata possono essere correttamente esposti, quelli fuori portata saranno troppo scuri. I fabbricanti talvolta dichiarano la potenza del flash con un numero guida. Più alto è il numero, maggiore sarà la portata utile. Poiché il numero guida cambia quando si varia la velocità o la lunghezza focale, molti fabbricanti dichiarano la portata massima, presumendo che il flash sia carico e che il diaframma sia alla massima apertura.
Modalità
Nelle fotocamere completamente automatiche il flash entra in azione quando la luce è troppo debole per una corretta esposizione. Nelle camere più sofisticate si può scegliere fra alcune modalità per ottenere vari effetti.
Automatico: il flash interviene in caso di luminosità scarsa o quando il soggetto è in controluce.
Riduzione occhi rossi: il flash proietta un breve lampo per provocare la chiusura dell'iride del soggetto un attimo prima del lampo principale.
Riduzione delle ombre: uso forzato del flash quando c'è abbastanza luce ma si vuole schiarire le ombre. Questa modalità è utile in pieno sole col soggetto illuminato da dietro o di lato.
Riduzione delle ombre: uso forzato del flash principale anche quando è attivo un flash esterno.
Flash disattivato:si usa quando l'illuminazione è scarsa ma si preferisce usare una esposizione lunga con luce naturale.
Flash esterno: collegando un flash esterno si esclude automaticamente il flash principale.
Notte: in questa modalità il soggetto in primo piano viene esposto correttamente senza che lo sfondo sia sottoesposto.
Esposizione lunga: il flash interviene nel mezzo di una lunga esposizione. Questa tecnica permette di fermare il movimento del soggetto in primo piano, lasciando il diaframma aperto abbastanza a lungo per esporre anche lo sfondo.
Ridurre le ombre col flash di riempimento
Non si raccomanda mai abbastanza di usare il flash per eliminare, o almeno attenuare, le ombre quando si ritraggono persone o altri soggetti in pieno sole. Senza il flash le aree in ombra risultano sempre troppo scure e senza dettaglio. Sarà capitato a tutti di vedere fotografie di persone con una macchia nera che copre la metà inferiore del viso, a causa dell'ombra del naso.
Azioni veloci
Un flash elettronico spara un fascio di luce della durata molto minore dell'apertura del più veloce otturatore, anche meno di 1/50.000 di secondo. Questo breve ed intenso fascio luminoso riesce a bloccare l'immagine di soggetti in rapido movimento.
Intensità luminosa e leggi della fisica
La quantità di luce che raggiunge un soggetto è inversamente proporzionale al quadrato della sua distanza dalla sorgente luminosa. In pratica ciò significa che se la distanza raddoppia, la quantità di luce sarà un quarto, e se si riduce la distanza della metà, la luminosità aumenta di quattro volte. Questo succede perché la luce emessa si espande allontanandosi dalla sua sorgente.
Quando diversi soggetti si trovano a distanze diverse dalla camera, l'esposizione sarà corretta solo per il soggetto che si trova ad una certa distanza, normalmente quello più vicino alla camera. Gli altri soggetti risulteranno tanto più scuri quanto più sono lontani dal flash.
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L'intensità luminosa diminuisce con la distanza. Si può utilizzare questo effetto per far risaltare il soggetto principale isolandolo dallo sfondo. |
Occhi rossi
Capita molto spesso di vedere fotografie di persone con gli occhi rossi. La luce del flash che entra attraverso la pupilla viene riflessa dalla retina verso l'obiettivo. Poiché la retina è irrorata da una fitta rete di capillari, la luce che la colpisce prende il colore del sangue. Molti flash hanno la modalità di riduzione dell'effetto occhi rossi, alcuni inviando un fascio di luce da una lampada separata, altri con una serie di brevi impulsi per provocare la parziale chiusura dell'iride prima del lampo principale.
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Alcune camere digitali hanno un flash a scomparsa, abbastanza lontano dall'asse dell'obiettivo. Questo accorgimento riduce notevolmente l'effetto occhi rossi. Canon Powershot S2 IS |
Altri modi per minimizzare questo fastidioso effetto:
Usare un flash separato e tenerlo lontano dalla camera.
Non dirigere il raggio parallelamente all'asse dell'obiettivo.
Chiedere alla persona di non guardare direttamente in camera.
Se possibile, aumentare la luminosità dell'ambiente.
Se capita di fare un splendido ritratto di una persona con due orribili occhi rossi, è possibile rimediare senza rovinare l'immagine? Molti programmi di fotoritocco hanno una specifica funzione per la riduzione degli occhi rossi. Riduzione, non eliminazione, e comunque il risultato non è certo esaltante.
Personalmente ho sperimentato un modo per aggirare l'ostacolo usando Photoshop Elements, e con buoni risultati.
Si procede così:
1. - Per sicurezza si crea una copia della foto da ritoccare.
2. - Scegliere un'altra foto, meglio se della stessa persona, con occhi normali.
3. - Aprire le due immagini nel programma di foto-editing e tenerle affiancate.
4. - Selezionare lo strumento "Timbro clone".
5. - Selezionare il pennello "Tondo duro" e impostarne le dimensioni come la pupilla
6. - Posizionare il puntatore sulla pupilla normale, premere "Alt" e cliccare sinistro (copia).
7. - Posizionare il puntatore sulla pupilla rossa e cliccare sinistro (incolla).
L'intera operazione richiede alcuni minuti, un po' di abilità e di pazienza. Una volta acquisita una certa dimestichezza con il processo, si riesce a fare il "trapianto" in pochi secondi. Le versioni più recenti dei programmi di foto-editing hanno migliorato di molto la funzione di correzione degli occhi rossi, rendendola raffinata e funzionale.
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Prima e dopo la "cura" descritta sopra. Gli occhi rossi possono essere corretti usando un programma di fotoritocco. | |
Unità esterne
I flash delle fotocamere sono comodi da usare e sempre pronti, però non hanno molta potenza e non è possibile posizionarli diversamente per evitare gli occhi rossi. Inoltre tendono ad appiattire le superfici ed i volumi, e non possono essere ruotati per illuminare la scena di luce riflessa e meno violenta.
Le migliori fotocamere offrono una o due modi per collegare un secondo flash:
Un attacco sopra la camera permette di montare un flash separato, con un montaggio sicuro e che fornisce anche il necessario collegamento elettrico.
Un connettore sincrono che collega il flash separato con un cavetto che lascia la libertà di posizionare il flash lontano dalla camera.
Servo-flash
I servo-flash sono unità autonome e fisicamente separate dalla fotocamera, che sono azionate dal lampo prodotto dal flash della camera. Poiché molte camere producono due lampi in successione per ogni scatto (il primo è per regolare il bilanciamento del bianco), queste unità devono essere predisposte per scattare al secondo flash della camera.
Flash ad anello
I flash ad anello sono fissati attorno all'obiettivo e producono un fascio di luce circolare. Queste unità sono ideali per illuminare piccoli oggetti da fotografare in modalità macro, e sono anche molto usate in medicina e in altre applicazioni particolari.
Fotografare la Natura
Il pregio della fotocamera non sta nel suo potere di trasformare il fotografo in un artista, ma nel dargli lo stimolo di continuare a guardare, a guardare...
Brooks Atkinson
Fotografare le bellezze della natura è forse uno dei più interessanti campi della fotografia. Una semplice passeggiata, già piacevole di per sè, può diventare fonte di gioia e farci vedere cose ben conosciute come un paesaggio, una villa antica, un fiore o un animale, con occhi diversi se portiamo con noi una fotocamera. Ci vorrà forse più tempo per spostarsi da un posto all'altro, ma è tempo meglio speso perché siamo più consapevoli del mondo intorno a noi.
Anche se si può usare qualsiasi camera, chi intende fare le cose seriamente scoprirà presto che con una certa attrezzatura si ottengono migliori risultati.
Equipaggiamento di base
Gli obiettivi di una camera di alta gamma possono comprendere un macro da 100mm ed uno zoom da 28-135mm. Per riprendere piccoli oggetti si possono usare entrambi, tenendo presente che i fiori risaltano meglio se sono compresi in un contesto un poco più ampio. Naturalmente gli stessi accorgimenti valgono anche se si usa una camera compatta, dipende solo da quanto vogliamo avvicinarci al soggetto.
Treppiede. Un tipo molto pratico da usare ha il supporto centrale che può essere ruotato in quasi tutte le posizioni, con due vantaggi. Il supporto orizzontale consente di allargare di più le tre gambe in modo da avere la camera più vicina al suolo, e poi funge da contrappeso alla camera che può assumere più ampie angolazioni.
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L'albero centrale del tripode è stato ruotato in posizione quasi parallela al suolo. |
Posizionamento e bloccaggio a sfera. Una comune staffa di fissaggio consente solo limitati movimenti, perciò una testa a sfera rappresenta una eccellente soluzione per il lavoro all'aperto, anche se più costosa.
Con una staffa a L si può rapidamente montare la camera in posizione orizzontale o verticale mantenendola al centro del tripode e quindi più stabile.
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Con l'apposita staffa è facile fissare la camera in posizione orizzontale o verticale. |
Fra i vari tipi di fotocamere disponibili sarebbero da preferire quelle chi hanno il monitor orientabile.
Zainetto per trasportare il tutto. Senz'altro da preferire quelli impermeabili per non dovere preoccuparsi di un improvviso acquazzone, come spesso accade in montagna. Molto pratico il mantello tipo poncho che ripara sia lo zaino che chi lo trasporta.
Riflettori, diffusori e tendine da sole. Sono collassabili, facilmente trasportabili e si usano per controllare la luminosità eccessiva e/o per bloccare il vento che farebbe muovere il soggetto.
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Una piccola tenda di materiale translucido diminuisce il contrasto eccessivo e ripara dal vento. |
Tecniche operative di base
Le tecniche usate dipendono ovviamente dalle situazioni, ma generalmente comprendono le seguenti:
Il fuoco manuale è quasi essenziale per poter posizionare il piano di fuoco critico esattamente al posto desiderato. In modalità macro, meno della metà della profondità di campo disponibile va lasciata davanti al soggetto, il resto sullo sfondo.
Compensazione dell'esposizione manuale o automatica (autoexposure bracketing). Non tutte le camere hanno questa funzione, che consente di catturare una serie di foto con diversi valori di esposizione. Spesso è anche possibile specificare gli intervalli di esposizione ed il numero di scatti della serie.
Autoscatto o comando manuale, da scegliere in base alla situazione. Se tutto è calmo e senza vento, è preferibile l'autoscatto perché elimina ogni possibilità di introdurre movimenti con lo scatto manuale. Con un po' di pratica si impara anche a scattare con tanta leggerezza da non provocare alcuna vibrazione alla camera.
In presenza di brezza, si tiene il dito sul pulsante pronti a scattare la foto non appena la brezza si calma e la pianta si stabilizza. Oppure si preme a metà corsa e si aspetta una pausa del vento. Così si predispone l'esposizione e basta solo premere a fondo il pulsante al momento giusto.
Per ottimizzare la profondità di campo, si cerca di comporre la foto in modo che tutti gli elementi importanti si trovino sullo stesso piano, o molto vicini.
Vento e sole
I due maggiori problemi che si incontrano quando si fotografano i fiori sono senza dubbio il vento ed il sole, con il vento che rappresenta il problema maggiore. Certo, capita anche di vedere belle foto di soggetti mossi dal vento e riprese a bassa velocità di otturatore, in cui si può quasi sentire soffiare il vento. In generale però, possiamo dire che il movimento è il nostro nemico. Per fortuna anche nelle giornate di brezza ci sono dei momenti di pausa, basta essere pazienti e aspettare il momento giusto.
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Gigli selvatici fotografati in pieno sole. Anche le loro ombre aggiungono qualcosa alla foto. |
Primi piani
Il modo di comporre una foto dipende dallo scopo che ci prefiggiamo di raggiungere. Per esempio, se intendiamo produrre immagini di tipo documentaristico è preferibile inquadrare un fiore nel suo contesto, mostrando anche alcune delle sue foglie, per rendere l'immagine descrittiva del soggetto e dell'ambiente. Se invece vogliamo produrre delle belle immagini per il solo piacere di ammirarle, allora non esiste altra regola che soddisfare il nostro gusto estetico.
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Se si fotografa un fiore è preferibile inquadrare anche una foglia per rendere l'immagine più descrittiva. |
Angoli
Inquadrare un soggetto dall'alto in basso è pratica comune e spesso dà buoni risultati, ma talvolta occorre appoggiare la camera a livello del terreno. E' importante che tutti gli elementi più importanti presenti nell'inquadratura si trovino sullo stesso piano rispetto alla camera, per potere metterli tutti perfettamente a fuoco.
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Per catturare questa immagine la camera è stata appoggiata a terra con il monitor orientabile rivolto verso l'alto. |
Flash
Con scarsa luminosità o con il vento si usa il flash con tempi di posa molto brevi (1/2000) per bloccare i movimenti. Un'altro vantaggio del flash è che si può usarlo in combinazione con la compensazione dell'esposizione per scurire lo sfondo. Nelle due foto sottostanti, quella a sinistra è stata ripresa con la compensazione a "-2", quella a destra a "0".
Si può anche regolare la potenza del flash in combinazione della compensazione dell'esposizione in modo da avere un completo controllo dell'illuminazione sia del soggetto illuminato dal flash che dello sfondo illuminato dalla luce ambientale.
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Compensazione -2 |
Compensazione 0 |
Sfondi
Lo sfondo è un elemento chiave di una fotografia. Un fiore quasi si confonde sullo sfondo ricco di molti altri soggetti secondari, ma risalterà meglio su uno sfondo sfocato. Fortunatamente la profondità di campo nelle riprese ravvicinate è piuttosto ridotta, quindi risulta facile avere lo sfondo sfocato.
Una tecnica speciale consiste nell'usare la tendina da sole che non solo attenua e diffonde la luce e ripara dal vento, ma se viene posizionata nel modo giusto, rende lo sfondo di un grigio chiaro uniforme. Questo tipo di sfondo può essere facilmente selezionato ed eliminato con un programma di fotoritocco ed il soggetto inserito in un'altra scena. Invece, eliminare uno sfondo ricco di elementi risulterebbe un'operazione lunga e difficile.
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Fiori di piselli ornamentali fotografati con la tendina da sole. Immagine di tipo didattico. |
Gli stessi fiori sullo sfondo di un prato. Immagine artistica |
La fotografia macro
Nel linguaggio comune, non strettamente tecnico, si usa il termine macrofotografia in riferimento a quelle immagini che rappresentano un soggetto a dimensioni più grandi di quelle reali.
In realtà, tecnicamente si può parlare di macrofotografia quando la distanza tra l'estremità dell'obiettivo ed il piano di focalizzazione dell'immagine (la supereficie del sensore) è maggiore della distanza tra l'obiettivo ed il soggetto ritratto. Per le camere a film, la tecnica macro richiede l'uso di speciali lenti ed accessori, piuttosto costosi e progettati per potersi avvicinare al soggetto evitando le sempre possibili distorsioni. Uno dei vantaggi delle fotocamere digitali è che molte di esse possono fare eccellenti foto macro. In certi casi, alcune camere posono arrivare a distanze dal soggetto sorprendentemente brevi, in altri casi si usa lo zoom per ingrandire il soggetto e riempire lo schermo. In generale la velocità di scatto è piuttosto bassa, perciò non si raccomanda mai abbastanza l'uso di un supporto stabile per la camera o dell'autoscatto, peri evitare quelle vibrazioni anche minime che possono facilmenta rovinare una ripresa. L'immagine molto ingrandita di un oggetto può essere molto divertente ma anche molto utile, perché si scoprono dettagli che tediamo ad ignorare se li osserviamo ad occhio nudo. Oggetti familiari rivelano forme, superfici e colori che ricordano l'arte o l'architettura moderne. Ad un livello più pratico, la macrofotografia può essere impiegata in molti campi, fra i quali:
Come accennato prima, la visione molto ravvicinata equivale ad osservare qualcosa con una lente. Dettagli normalmente invisibili diventano improvvisamente evidenti, aumentando così la possibilità di apprezzare i dettagli del soggetto osservato. Quale che sia l'uso che ne facciamo, la fotografia macro presenta due grandi problemi: uno è la piccola profondità di campo di cui si dispone quando ci si avvicina al soggetto, e l'altro è la difficoltà di illuminare il soggetto in modo uniforme. Un terzo problema sorge quando si fotografa un oggetto bidimensionale, come un francobollo o delle banconote. Minore è la distanza dall'obiettivo e più evidenti saranno le aberrazioni lineari. Le linee rette risultano distorte facendo assumere all'immagine la caratteristica forma "a botte" che dovrà poi essere corretta con un programma di foto-editing. La profondità di campoLa profondità di campo è determinata principalmente dall'apertura del diaframma. Una piccola apertura (alti valori di f) genera una profondità di campo maggiore di una grande apertura (bassi valori di f). Nelle fotocamere compatte che non hanno la possibilità di cambiare obiettivi, la combinazione camera-obiettivo è importante perché ogni camera ha il suo specifico fuoco minimo; controllate il manuale per verificare questo dato. Inoltre, molte compatte non consentono di scegliere manualmente l'apertura del diaframma. Ciò significa che se il soggetto non è ben illuminato, la camera tenderà a selezionare una grande apertura, e quindi avremo una piccola profondità di campo. In caso di scarsa luce la profondità utile può ridursi a pochi millimetri.
In caso di ridotta profondità di campo è importante posizionare il soggetto parallelo alla camera (vedi figura). Mantenersi il più possibile paralleli è il miglior modo di assicurarci che la profondità di campo sia uniforme per tutta l'immagine. Nelle fotocamere compatte più diffuse, le distorsioni indotte dall'obiettivo possono accentuarsi lavorando in modalità macro. Se si notano delle distorsioni, non significa che qualcosa non funziona nell'obiettivo o nella camera, ma semplicemente che quell'obiettivo non è stato progettato per l'uso principale in macro. In molti casi basta evitare linee verticali o orizzontali molto pronunciate nell'immagine. Anche le distorsioni di prospettiva sono possibili, proprio come per gli obiettivi grandangolari. L'illuminazioneLa seconda sfida posta dalla macrofotografia al fotografo è quella di fornire al soggetto una illuminazione uniforme, e questo può rivelarsi abbastanza difficile quando la camera è molto vicina al soggetto. Il flash non può essere usato in modo eficace perchè, essendo troppo vicino, può alterare i colori e provocare una sovraesposizione di parte dell'immagine. In questi casi è molto meglio escludere il flash e adottare un diverso metodo. Un'ottima soluzione per chi fa un uso intenso della fotografia macro è rappresentata dal flash ad anello applicabile al terminale dell'obiettivo. Autoalimentato, non richiede collegamenti con la fotocamera e produce una illuminazione perfettamente uniforme, anche se di potenza non altissima. Il lampo viene innescato dal flash ordinario della camera. Illuminazione fai da teQuando si opera all'esterno si può sfruttare la luce solare ed una superfice riflettente per attenuare le ombre. All'interno si possono ottenere buoni risultati con le normali lampade domestiche e delle semplici superfici riflettenti. In questo caso non bisogna dimenticare di scegliere il giusto bilanciamento del bianco per le lampade ad incandescenza o a fluorescenza. Come riflettori si possono usare degli specchi o dei cartoncini bianchi. Una variante è quella di avvolgere i cartoni con una pellicola di aluminio per aumentarne il potere riflettente. Se necessario si usino più riflettori in modo da distribuire la luce sul soggetto. In tutti questi casi occorrerà sperimentare diverse soluzioni prima di trovare quella che dà i migliori risultati. Se la fotocamera è provvista di zoom non occorre stare troppo vicini al soggetto. Ciò è particolarmente utile nei casi in cui sia impossibile avere una buona illuminazione. Lo zoom permette di arretrare la camera, illuminare correttamente il soggetto, avendo sempre una immagine a pieno schermo. Attenzione alle vibrazioni quando si usa lo zoom, è sempre meglio stabilizzare la camera su un treppiede e, se necessario, usare anche l'autoscatto. L'uso della fotocamera digitale è il modo migliore per ottenere eccellenti fofografie macro. Alcune camere possono essere piazzate fino a 2 o 3 cm dal soggetto. E poi la possibilità di vedere l'immagine prima dello scatto ci offre la possibilità di apportare in anticipo le necessarie correzioni. L'esperienza è la miglior guida possibile, ed il modo più rapido per acquisirla è di non badare il numero degli scatti; ricordiamo che scattare 100 foto digitali costa tanto quanto scattarne una.
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La fotografia notturna
Fotografare di notte è un'attività che può dare molte soddisfazioni, sia nelle calde serate estive che durante una gelida notte invernale, con neve o foschia. Oltre al divertimento, la fotografia notturna ci permette di esplorare le potenzialità della nostra fotocamera, ma anche la nostra vena creativa.
Tutto ciò di cui abbiamo bisogno è un solido cavalletto ed una buona dose di pazienza. Scattare fotografie di notte richiede sempre un po' più tempo del normale, per pianificare le riprese e per addentrarci nel menù alla ricerca del settaggio più adatto.
Inoltre, il soggetto deve essere quello giusto. Occorre decidere come comporre l'immagine in base alla poca luce disponibile, piazzare la camera tenendo conto delle aree con maggiore luminosità per cercare di creare una immagine bilanciata tra aree chiare ed aree scure.
Fotocamere compatte. Oggi quasi tutte le compatte hanno la modalità "Notte" ma non tutte si prestano alla fotografia di pesaggi notturni. In molti casi questa modalità consente di usare il flash per scattare foto di persone su di uno sfondo urbano di notte, ma non di impostare le aperture ed i tempi lunghi (4 - 20 secondi) necessari per un paesaggio.
La fotocamera compatta sceglie in automatico l'apertura e la velocità di scatto, che sono gli elementi più critici per una buona riuscita, lasciando al fotografo il controllo del foco. Infatti i sistemi di Auto focus di molte compatte spesso non riescono a operare correttamente con poca luce. In tali situazioni alcuni modelli, non tutti, impostano il fuoco all'infinito.
Inoltre, le camere completamente automatiche hanno la tendenza a sottostimare la durata dell'esposizione, perché i loro sistemi di misurazione sono tarati per la luce diurna ma non sono abbastanza precisi con poca luce, con il risultato di produrre spesso foto troppo scure.
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| Amsterdam: paesaggio notturno ripreso in modalità automatica (P), 2 sec. - f2.8 |
In questi casi le alternative per aumentare la luminosità delle immagini sono due. La prima consiste nella scelta di una maggiore sensibilità del sensore. Se la camera lo consente, possiamo impostare 200 ISO ed ottenere una immagine meno scura. Se ci si spinge a 400 ISO avremo un aumento della luminosità ma al prezzo di un inaccettabile livello di rumore. Poiché camere diverse hanno diverse risposte all'aumento di sensibilità, sarà necessario fare alcune riprese di prova. Attenzione però, alcuni modelli impediscono l'impostazione manuale del valore ISO in modalità notturna, proprio per minimizzare il problema del rumore. Consultare il manuale d'uso della fotocamera.
Il secondo modo per ottenere immagini un pochino più luminose è quello di intervenire sulla compensazione dell'esposizione, impostando una compensazione di +1EV, o anche di più, per forzare la massima apertura del diaframma. Anche in questo caso sarà opportuno sperimentare.
Il controllo del colore. Di notte le sorgenti di luce artificiale possono essere le più varie. Per questo motivo la scelta del corretto bilanciamento del bianco è di vitale importanza per riprodurre accuratamente i colori. Il bilanciamento automatico del bianco di solito tende a produrre colori più caldi, mentre l'opzione "Incandescent" darà tendenzialmente colori più freddi. La scelta comunque è una questione di preferenze personali.
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| Lo stesso paesaggio con bilaciamento del bianco impostato su "Incandescent" |
Occorre tenere ben presente che la maggioranza delle camere automatiche hanno limitate capacità di catturare immagini notturne, e che le foto migliori si ottengono con camere dotate di funzioni più avanzate, come la possibilità di avere tempi di esposizione di almeno 15-20 secondi, e la capacità di produrre immagini senza rumore a 200 ISO. Inoltre la camera dovrebbe disporre di un sistema di riduzione del rumore, o automatico o selezionabile manualmente, che entra in funzione in fase di elaborazione dell'immagine, prima che questa venga inviata alla scheda di memoria.
Linee guida. Come sempre in fotografia, si possono stabilire delle regole di carattere generale per la cattura di foto notturne, ma molto dipende dalla fotocamera usata, dal soggetto fotografato, dalle condizioni ambientali ecc. Trattandosi di una attività che richiede impegno e tempo, e che molto dipende dalle condizioni atmosferiche, è sempre consigliabile scattare molte foto con diverse impostazioni per poter scegliere poi quella che maggiormente ci soddisfa.
Per prima cosa evitiamo si scattare in la modalità Program (P), anche con le camere compatte più avanzate. Di solito la modalità P è studiata per un corretto funzionamento con luce diurna o con il flash. I migliori risultati si ottengono con le modalità Manual (M) o priorità dei tempi (S).
Secondo, impostiamo il più basso valore ISO disponibile e la massima apertura, e poi aumentiamo progressivamente il tempo di esposizione, da
Papà
Ieri era il 10 settembre
Non trattenerti mai
Tieni sempre presente che la pelle fa le rughe,
i capelli diventano bianchi,
i giorni si trasformano in anni.
Però ciò che é importante non cambia;
la tua forza e la tua convinzione non hanno età.
Il tuo spirito e` la colla di qualsiasi tela di ragno.
Dietro ogni linea di arrivo c`e` una linea di partenza.
Dietro ogni successo c`e` un`altra delusione.
Fino a quando sei viva, sentiti viva.
Se ti manca cio` che facevi, torna a farlo.
Non vivere di foto ingialliteÂ…
insisti anche se tutti si aspettano che abbandoni.
Non lasciare che si arruginisca il ferro che c`e` in te.
Fai in modo che invece che compassione, ti portino rispetto.
Quando a causa degli anni
non potrai correre, cammina veloce.
Quando non potrai camminare veloce, cammina.
Quando non potrai camminare, usa il bastone.
Pero` non trattenerti mai!
Madre Teresa di Calcutta


































